LIBRO 1 - CAPITOLO 2 - IMLADRIS - 03/07/2965 - 04/07/2965

GdR

Le Montagne Nebbiose erano lì, davanti a loro, maestose ed implacabili. Sembrava impossibile poterle valicare. La strada che stavano seguendo iniziò subito ad alzarsi sotto i loro piedi. La Compagnia della Speranza, a cui ora si era aggiunto quello strano tizio che si faceva chiamare Gandalf, stava seguendo un percorso che il nuovo arrivato sembrava conoscere a menadito.



Tra tutti i membri della Compagnia, Nur sembrava quello meno affaticato. Probabilmente la sua esperienza nel viaggiare da una parte all'altra della Terra di Mezzo gli era servita per imparare a risparmiare le energie, a dorsarle; ed ora, quando il tratto finale sembrava particolarmente faticoso, eccolo, tutto sommato, in piena forma. Nur non si fidava troppo di quel tizio con il cappello a punta, non sapeva chi era, ecco perchè controllava ogni sua mossa. Ogni decisione in merito al percorso che stavano prendendo era vagliata dal nano e, doveva ammetterlo, quel tizio sapeva il fatto suo.

Nimrodel era stanca. Non lo era da un punto di vista fisico. Sentiva un peso sul cuore. In parte, l'incontro con Gandalf le aveva permesso di alleggerirlo, ma sentiva di aver bisogno del ristoro promesso dalla leggenda di Imladris. Cercava di memorizzare ogni passo ed ogni svolta o roccia attorno alla quale la loro guida li stesse conducendo. Di lì a poco iniziò a percepire qualcosa. Qualcosa di elfico e potente.

Orodreth era serio come non mai. Sapeva bene che la sua gente, o meglio i suoi capitani, si erano rifugiati ad Imladris molto tempo addietro grazie all'ospitalità di Elrond Mezz'elfo ed il poter accedere a quella terra era per lui un momento davvero importante. Non voleva però lasciarsi travolgere dall'emozione, e cercava di tanto in tanto, di rammentarsi del motivo del loro lungo viaggio. Dovevano conferire con Dama Gilraen per aggiornarla in merito a quanto scoperto nelle lontane terre a sud-ovest.

Dudo era forse il più scanzonato e sovrappensiero. Non sentiva la grande fatica del viaggio. Era preso dallo zampettare intorno a Gandalf come un cucciolo di cervo. Domandava. Chiedeva. Ad ogni risposta del Grigio pellegrino, cordiale o brusca che fosse, rilanciava con una nuova curiosità. Di tanto in tanto rimaneva indietro per disegnare velocemente uno scorcio. Era trepidante.

Raggiunsero una brughiera d’alta quota: il vasto pendio che conduceva ai rilievi montuosi era interrotto solo da improvvise e ripide valli scavate dall’acqua corrente, dove gli alberi crescevano sugli erti declivi. La loro guida li condusse ad un sentiero segnato da piccoli sassi bianchi che raggiungeva il margine di un profondo dirupo. Molto più in basso si stagliava una vallata, raggiungibile tramite un sentiero che serpeggiava avanti e indietro mentre scendeva verso il fiume sul fondo. In cima al pendio l’aria era pregna del profumo dei pini, e diventava sempre più tiepida via via che si scendeva. Poi cominciarono ad apparire querce e faggi, e il sentiero sbucò in un’ampia radura non molto più alta degli argini del Bruinen. Il sentiero era ripido, Groppafaville e Baldomera erano condotti a piedi.


Il sole con il suo nascondersi dietro i monti segnava l'appropinquarsi della sera, e là, in basso, luci di piccoli fuochi e lanterne prendevano vita, una dopo l'altra. La loro guida sorrise.

"Siamo giunti... a Imladris!" disse Gandalf con piena soddisfazione.

Discesero il sentiero e raggiunsero un piccolo ponte che attraversava il fiume che scorreva molto in basso. Dall'altro capo dell'attraversamento due figure erano ferme come in attesa. La prima era dama Gilraen, che accolse la Compagnia della Speranza, ancora dall'altra parte del ponte con un grande sorriso. L'altra figura era nobile e bello in viso come un sovrano elfico, forte come un guerriero, saggio come uno stregone, venerabile come un re dei nani e amabile come l'estate. Non sembrava nè giovane nè vecchio, solo guardandolo negli occhi si poteva scorgere una luce che ricordava quella delle stelle più antiche e remote.

"Mio signore Elrond, chiediamo la tua ospitalità..." a parlare era stato ancora una volta Gandalf.

Tutto il gruppo inchinò il capo. Solo Nur fece un poco di fatica a farlo, ma poi Nimrodel gli diede una piccola gomitata invitandolo a non rovinare il momento.

"Siate i benvenuti. Siate i benvenuti sia tu, Mithrandir, mio caro amico, sia voi nuovi amici. Ho sentito parlare di voi." disse Elrond voltandosi leggermente verso dama Gilraen.

"Sono felice di incontrarvi e mi scuso se vi ho fatto fare un sì lungo viaggio, ma altre faccende mi hanno tenuta occupata. Con il permesso di Sire Elrond vorrei avervi ospiti al mio tavolo per la cena in modo da poter parlare."

Elrond acconsentì con un cenno della testa e l'abbozzo di un sorriso.

"Se mi permetterete di unirmi alla Compagnia, ne sarei onorato, dama Gilraen" intervenne Gandalf.

"Sarete il benvenuto Grigio pellegrino." annuì la dama.


NoN GdR

Anche se nella mia testa frullano tantissime immagini di Nur che apprezza la sua camera ed il materasso del suo letto, Nimrodel che gode del suo poter stare qui, Orodreth che, ora che sono arrivati è un poco più rilassato e Dudo che continua a fare domande a tutti, mi fermerò qui ed andrò direttamente alla cena con Gilraen ed alla scena del Consiglio.


GdR

Raccontarono tutta la vicenda e soprattutto lasciarono che a parlare fosse Targon. Il capo della compagnia di ranger delle Rovine della torre di guardia al limitare degli Ered Luin fece un resoconto il più dettagliato possibile, poi fu la volta del gruppo: ognuno, a turno, cercò di raccontare quanto aveva portato alla liberazione di Targon.

Mentre il racconto veniva snocciolato, Gilraen e Gandalf si scambiavano di tanto in tanto delle occhiate. La conclusione di quella cena e di quel resoconto fu riassunto da Gandalf in persona.

"Dovrete convincere Elrond a mandare qualcuno ad occuparsi della faccenda!"

"Io devo partire seduta stante per seguire da vicino un'altra faccenda, lontano, mi raccomando, è importante che Elrond mandi qualcuno."

Dopo queste parole, Gandalf salutò cordialmente, ma senza perdersi in parole. Uscì a grandi passi dalla sala per scomparire dietro la porta e cacciarsi in chissà quale altra avventura.

Quando anche dama Gilraen tornò, si era infatti alzata per andare a conferire con un elfo inserviente, disse al gruppo che l'indomani mattina, presso il portico orientale, avrebbero avuto l'occasione di conferire con Elrond per chiedere aiuto.

Spiegò loro che avrebbero dovuto scegliere un tipo di approccio e che lei avrebbe optato per un atteggiamento cortese e per nulla aggressivo, conosceva il padrone di casa e sapeva come fare. Il tutto però sarebbe dipeso anche da altri fattori: quali notizie avrebbe ricevuto il Consiglio di Imladris la mattina successiva e quale sarebbe stata la loro gravità. Sorrise concludendo che lei avrebbe speso la sua influenza per aiutarli.

La notte passò rapida e fu particolarmente riposante.

Si presentarono dopo colazione presso il Portico Orientale. Il sole si levava alle spalle di Elrond e degli altri membri del consiglio, il brusio del fiume ed il cinguettio degli uccelli riempivano l'area senza dare fastidio alcuno. Non fu però il panorama ad attirare l'attenzione di tutto il gruppo al loro arrivo in quel piccolo angolo della dimora, quanto piuttosto colei che sedeva alla sinistra del padrone di casa. Era incredibilmente bella. Era la creatura più lucente che ogni membro della compagnia avesse mai visto. Quando la fanciulla elfica si voltò verso di loro per guardarli, sorridendo, tutti ebbero l'impressione che la luce dei suoi occhi li investisse da lontano trafiggendo il loro cuore. Solo dopo svariati istanti lo sguardo colse anche altre persone sedute intorno a Elrond. Uno alla destra della fanciulla ed uno alla sinistra di Elrond. I due elfi erano pressochè identici. Gemelli. Ad uno sguardo attento i quattro sembravano avere qualcosa in comune. Poi ai due estremi c'erano un elfo dall'aspetto molto saggio e dallo sguardo antico ed uno dalla chioma bionda che sprigionava forza, nobiltà e fierezza.

"Benvenuti amici. Lasciate che prima che le vostre parole riempano l'aeree, io abbia l'opportunità di presentarvi dama Arwen Undomiel, la mia figlia amata. I miei figli Elladan ed Elrohir. Il mio consigliere Erestor e l'araldo, nonchè principe degli Elfi, Glorfindel"

Si tacque e gli occhi di tutti e sei gli elfi si spostarono sul gruppo.


NoN GdR

Andiamo con ordine: tutti i componenti del gruppo hanno effettuato un riposo lungo in un rifugio sicuro pertanto recuperano 1 Punto Fatica

Arwen Undomiel ha una regola speciale: bellezza elfica
La prima volta che un Eroe Giocante vede Arwen, recupera 1 punto Speranza trovando coraggio nella sua presenza e grazia. Un personaggio Elfo, inoltre, può convertire una Cicatrice dell’Ombra in 1 punto Ombra semplice: non tutto il dolore è male.

Come si giocheranno questa meccanica i nostri personaggi? Lo vedremo nel prossimo post dove avrà inizio il Consiglio.
 

 Ed ora non mi rimane che salutarvə e darvə appuntamento...
...al prossimo incontro!


Commenti

Post popolari in questo blog

LIBRO 1 - CAPITOLO 2 - VIAGGIO SULLA VIA EST - 22/06/2965 - 28/06/2965 - PARTE 02

LIBRO 1 - CAPITOLO 2 - E GRANDE VIA EST SIA - 14/06/2965 - GRUPPO

LIBRO 1 - CAPITOLO 2 - PAROLE NELLA NOTTE - 14/06/2965 - MAESTRO DEL SAPERE